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Sugar tax e plastic tax: la situazione nel resto d’Europa - 10 Dicembre 2019

Sugar tax e plastic tax: la situazione nel resto d’Europa - 10 Dicembre 2019

Autore: SUPERUSER ACCOUNT/martedì 10 dicembre 2019/Categorie: Home Page Dolcitalia, News Dolcitalia

Dalla Norvegia alla Gran Bretagna, nel solo 2018 sette Paesi hanno puntato sulla sugar tax sulle bevande: in tutto il mondo sono 50.


Mentre in Italia infuriano discussione e polemiche, all’estero plastic tax e sugar tax sono già state introdotte da una serie di Paesi. Se ci limitiamo al solo 2018, per quanto riguarda le bevande zuccherate sono sette quelli a essere andati in questa direzione: Regno Unito, Francia, Irlanda, Estonia, Norvegia, e, oltre il vecchio continente, Sudafrica e Filippine

I SETTE PAESI CHE HANNO INTRODOTTO LA SUGAR TAX NEL 2018

La Soft drinks industry levy (Sdil), ovvero la tassa del Regno Unito sulle bevande analcoliche o poco alcoliche, pronte da bere o solubili che superano una certa soglia di zuccheri aggiunti, è entrata in vigore il 6 aprile dello scorso anno. Il prelievo è di 18 pence/litro (0,20 euro) per bibite con un contenuto variabile da 5 a 8 grammi di zuccheri per 100 ml, mentre se il contenuto supera gli 8 grammi per 100 ml l’importo sale a 24 pence/l (0,27 euro). La sugar tax francese è stata introdotta nel 2012. Il primo luglio 2018 è entrata in vigore una nuova versione: la tassa per una bevanda con il 4% di zuccheri è di 0,045 €/l, per una bevanda con il 10% si arriva a 0,135 €/l, mentre per una con il 15% il costo aggiuntivo è di 0,235 €/l. In Irlanda invece è entrata in vigore a maggio dello scorso anno, ricorda quella del Regno Unito. A cambiare è il prelievo: da 0,20 € al litro se lo zucchero va da 5 a 8 grammi su 100 ml, fino a 0,30 € dagli 8 grammi in su.


Da gennaio 2018 si applica la Sugar tax in Estonia: si applica sulle bevande dolcificate con un contenuto di zucchero di almeno 5 grammi per 100 ml. In Norvegia una sugar tax esiste dal 1922, ma nel gennaio 2018 è stata aumentata fino a 4,75 corone (0,49 €). È applicata alle bevande zuccherate e anche ai succhi di frutta che sono naturalmente dolci.

Sempre nel 2018 hanno adottato la sugar tax il Sudafrica (1 aprile) – 2,1 centesimi di rand a grammo per ogni bevanda che supera i 4 g di zucchero per 100 ml – e le Filippine (da gennaio, 6 peso (0,10 €) al litro per le bevande con dolcificanti e di 12 peso (0,19 €) al litro per quelle che usano sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio.

PLASTIC TAX, L’ITER A LIVELLO EUROPEO

A maggio 2018, la Commissione Europea ha inserito tra le sue proposte per il bilancio comunitario 2021-2027 l’introduzione di un tributo nazionale di 0,80 centesimi di euro per ogni chilogrammo di plastica contenuto in imballaggi non riciclati.

Si stima che questa tassa potrebbe generare ricavi annuali per 6,6 miliardi di euro. Al momento, la proposta di bilancio è sul tavolo del Consiglio europeo.

Già a gennaio 2018, la Commissione UE aveva presentato una comunicazione – accolta poi con favore dal Parlamento europeo – per istituire una strategia europea per la plastica nell’economia circolare, e ridurre tra le altre cose lo spreco di plastica in prodotti monouso.

LA MODULAZIONE NEI VARI PAESI

Uno studio dell’Ocse pubblicato a luglio 2019 spiega come in diversi Paesi UE siano in vigore tasse sulla plastica, o su determinati tipi di plastica e di usi del materiale, a partire dagli imballaggi. Stati membri dell’Unione – come Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Paesi Bassi e Slovenia – hanno infatti scelto anche la leva fiscale per modificare il comportamento dei cittadini in questo settore.

La tassa sugli imballaggi in Belgio ad esempio è di 3,6 euro al chilogrammo per le posate usa e getta di plastica, mentre è di 3 euro al chilo per le borse di plastica monouso. In Francia, la tassa è di 6 centesimi di euro per borsa. In Irlanda di 0,22 euro; in Portogallo di 0,08 euro (più Iva); nel Regno Unito di 5 centesimi di euro. Una misura simile sulle borse di plastica in materiale leggero è in vigore anche in Italia, attraverso una legge del 2017 che ha recepito una direttiva europea del 2015 e che all’epoca aveva creato non poche polemiche.

In Danimarca, i prodotti di packaging hanno un’imposta che va da oltre 1 euro al chilo per quelli che contengono plastica riciclata, a oltre 1,70 euro per i prodotti con plastica non riciclata. Nel Paese scandinavo sono tassate anche altre due materie plastiche, il polistirene espanso sinterizzato (Eps) e il cloruro di polivinile (Pvc), entrambi circa 2,70 euro al chilo. Nel 2018, il Regno Unito ha invece introdotto una plastic packaging tax che entrerà in vigore da aprile 2022. 

Articolo tratto da: Foodweb.it


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