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Amazon, cambio di strategia nel delivery e avanti tutta nel grocery - 4 Luglio 2019

Amazon, cambio di strategia nel delivery e avanti tutta nel grocery - 4 Luglio 2019

Autore: SUPERUSER ACCOUNT/venerdì 5 luglio 2019/Categorie: Home Page Dolcitalia, News Dolcitalia

Il colosso fondato da Jeff Bezos chiude Restaurants e investe in Deliveroo. E più risorse andranno a Whole Foods Market. Qualche ipotesi sugli scenari possibili.

Il gigante dei giganti della distribuzione, che in Borsa capitalizza attualmente l'equivalente di circa 830 miliardi di euro (10,7 miliardi di dollari di utili netti nel 2018), ha cambiato strategia nel delivery di pasti pronti. Si tratta di uno dei servizi sui quali venture capital e fondi d’investimento hanno maggiormente investito, a livello mondiale, negli ultimi anni e che ha visto la nascita di nomi quali Just Eat, Deliveroo, Uber Eats, Glovo, diventati marchi celebri anche in Italia. La società, pur senza annunci ufficiali, ha deciso di chiudere sia Amazon Restaurants, collegato a Prime, sia Daily Dish, altro servizio specializzato nella consegna di piatti pronti in ufficio, ma questa mossa potrebbe essere in realtà finalizzata a spostare maggiormente l'attenzione sugli investimenti fatti in Deliveroo. Restaurants era nato nel 2015 per seguire quello che anche negli Stati Uniti era un trend in forte ascesa, grazie a società come Grubhub, DoorDash e la stessa Uber. Quest’ultima in particolare ha molto investito nel settore, divenuto importante tanto quanto il trasporto privato di persone dai cui è partita. 

Amazon non rilascia dati puntuali nel suo bilancio per i vari servizi proposti, quindi è impossibile conoscere il fatturato generato da Restaurants in questi quattro anni. Ma gli analisti finanziari, che monitorano il settore attraverso le società già quotate, hanno commentato la decisione sottolineando che il colosso di Seattle non era riuscito a ricavarsi una quota di mercato importante. I primi tre player (Grubhub, DoorDash e Uber Eats) hanno infatti resistito all'onda d'urto con la quale di solito Amazon invade un nuovo mercato, mantenendo complessivamente circa l'80% delle consegne. E questo nonostante Amazon avesse inserito Restaurants nel suo popolarissimo Prime. Piccola curiosità: a settembre dello scorso anno, il quotidiano The Washington Post (di proprietà di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon) si era divertito a provare sei popolari servizi di delivery e Restaurants non si era dimostrato certamente il migliore...
Nel compiere un passo indietro, Amazon ne ha in realtà fatti due avanti. Il primo, un paio di mesi fa, in direzione di Deliveroo, la piattaforma di consegne online inglese nella quale Amazon ha investito direttamente una somma si presume importante, all'interno di un round di raccolta da 575 milioni di dollari su una capitalizzazione adesso stimata in quattro miliardi. Chiudere Restaurants non vuol dire infatti rinunciare al servizio tout court, ma scegliere solo una strategia più morbida e mediata di presidio, attraverso chi ha dimostrato finora di avere sviluppato maggiori competenze. E soprattutto, al momento, fuori dagli Stati Uniti: la piattaforma inglese non è infatti presente nel mercato americano e chissà se e quando ci arriverà. Sarà la prossima preda di Amazon? Non è naturalmente escluso, dato che con 37 miliardi di dollari di liquidità in pancia la società americana potrebbe tranquillamente affrontare l'acquisizione, se questa rientra nei suoi piani (e se ci sono venditori disposti a farlo).
D'altronde, stando a un corposo report della banca svizzera Ubs, le attese per l’online ordering e delivery sono molto buone. Gli analisti dell'istituto hanno stimato che il giro d'affari mondiale possa arrivare a 365 miliardi di dollari annui entro il 2030 dai 35 miliardi di oggi, con un tasso composto medio annuo di crescita di oltre il 20 per cento. Addirittura, nella migliore delle ipotesi, il fatturato generato dal servizio potrebbe addirittura raggiungere l'impressionante cifra di 815 miliardi di dollari annui. Per capire l'entità di quest'ultima cifra, basti sapere che la spesa al supermercato annuale di tutti gli americani è pari a poco meno di 1.000 miliardi di dollari. Quelli di Ubs sono numeri di forecast enormi, che per questo motivo vanno presi col beneficio del dubbio, ma che indicano una rivoluzione appena agli inizi e di cui certamente tutto il mondo della ristorazione – e anche della produzione e distribuzione alimentare – dovrà tener conto.
Il secondo passo avanti fatto da Amazon è nel settore grocery, che riceverà maggiori attenzioni (e investimenti) dopo la chiusura di Restaurants. Com'è noto Amazon sta sviluppando il supermercato senza casse "Go" e due anni fa ha acquisito per circa 14 miliardi di dollari l'insegna Whole Foods Market, sui cui ora concentrerà gli sforzi per sua stessa ammissione. L’impressione è che la ‘cura’ Amazon abbia fatto bene a Whole Foods, soprattutto grazie all'ecommerce e a un abbassamento dei prezzi che ha premiato i consumatori più fedeli. Ma l'esperienza d'acquisto negli store non è pressoché cambiata: i supermercati della catena americana sono rimasti sostanzialmente identici alla vecchia gestione e ‘tradizionali’ nell'approccio. Forse qui si concentreranno gli investimenti futuri per far decollare realmente il marchio.
Resta da chiedersi se siano immaginabili (e possibili) delle sinergie tra la logistica Amazon, relativa al food, qual è ad esempio il servizio Fresh, e quella Deliveroo. Mai dire mai, ma integrare le due reti non è certamente semplice, dato che lavorano per servizi che hanno tempi e motivazioni diverse. Amazon ci ha insegnato, però, che innovare vuol dire spingersi oltre. Salvo, ogni tanto, cambiare percorso per raggiungere l'obiettivo.

Articolo tratto da: GruppoFood.com

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